Google Family Link: guida completa per genitori
Come funziona Google Family Link: installazione passo passo, cosa controlla davvero, i suoi limiti reali e come gestisce Gemini per gli under 13.
Indice
Family Link è l’app gratuita con cui Google ti permette di supervisionare il telefono, il tablet o il Chromebook di tuo figlio. È lo strumento più usato in Italia per il controllo parentale su Android, e a ragione: è gratuito, è integrato nel sistema e copre le cose che contano davvero, dal tempo di utilizzo all’approvazione delle app. Ma come ogni strumento di questo tipo ha confini precisi, e conoscerli è la differenza tra sentirti al sicuro ed esserlo davvero.
Questa guida ti spiega come installarlo, cosa controlla, e soprattutto cosa non controlla. Perché la parte onesta di ogni guida al controllo parentale è la seconda: nessuno di questi strumenti ferma un adolescente determinato, e Family Link ha alcune falle che è meglio conoscere prima di affidarti a lui.
Cos’è Family Link e a chi serve
Family Link crea un legame tra il tuo Account Google (di genitore) e quello di tuo figlio. Da quel legame puoi decidere quali app installa, quanto tempo passa sullo schermo, quando il dispositivo si blocca la sera e dove si trova.
Serve principalmente per i bambini e i ragazzi sotto i 13 anni, l’età che in Italia Google richiede per avere un account non supervisionato. Sotto quell’età l’account deve appartenere a un gruppo famiglia gestito da te. Family Link funziona su:
- telefoni e tablet Android 6.0 o superiore;
- Chromebook con Chrome OS 71 o superiore;
- alcuni dispositivi Fitbit.
Non funziona su iPhone e iPad del bambino: lì il controllo si fa con Tempo di utilizzo di Apple, che trattiamo in una guida a parte. L’app per il genitore invece esiste sia per Android sia per iPhone, quindi tu puoi gestire tutto anche da un iPhone tuo.
Come installare Family Link: passo passo
Metti in conto circa 15 minuti, con entrambi i dispositivi in mano. Ti serve il telefono di tuo figlio acceso e, se non ce l’ha ancora, la pazienza di creare il suo Account Google durante la procedura.
- Sul tuo telefono, installa l’app Family Link dal Play Store (o dall’App Store se hai un iPhone).
- Apri l’app e segui le schermate iniziali. Scegli di aggiungere un figlio al gruppo famiglia. Se tuo figlio non ha ancora un Account Google, l’app ti guida a crearne uno intestato a lui.
- Sul telefono di tuo figlio, accedi con il suo Account Google. Sui dispositivi più recenti la supervisione parte in automatico durante la configurazione iniziale; sugli altri l’app ti chiede di collegare i due dispositivi con un codice che compare sul tuo telefono.
- Inserisci quel codice sul dispositivo del bambino per confermare il collegamento.
- Family Link ti mostra la lista delle app già installate: decidi quali lasciare e quali bloccare.
- Imposta i primi limiti: il limite giornaliero di tempo, l’orario di Sospensione (il momento in cui il telefono si blocca la sera) e i filtri su Google Play.
Se i nomi delle voci non coincidono esattamente con quelli qui sopra, non preoccuparti: Google cambia spesso le etichette dei menu. La struttura resta la stessa — selezioni tuo figlio, apri i Controlli e trovi lì tempo, app e filtri.
Cosa blocca e controlla davvero
Questo è ciò che Family Link fa bene, ed è parecchio:
- Approvazione delle app. Ogni volta che tuo figlio prova a scaricare un’app dal Play Store, tu ricevi la richiesta e decidi. È il controllo più utile in assoluto sotto i 12 anni.
- Tempo di utilizzo. Limite giornaliero complessivo, più limiti per singola app. Puoi concedere tempo extra al volo dal tuo telefono.
- Sospensione (bedtime). Il dispositivo si blocca in una fascia oraria che decidi tu. Restano funzionanti le chiamate, se le hai lasciate attive.
- Filtri sui contenuti. Puoi limitare i contenuti per adulti su Google Play, attivare SafeSearch sulla Ricerca Google e filtrare i siti su Chrome.
- Posizione. Vedi dove si trova il dispositivo di tuo figlio, utile quando è fuori.
- Blocco da remoto. Puoi bloccare il dispositivo con un tocco dal tuo telefono.
Per un bambino delle elementari o delle medie, ben configurato, Family Link copre la maggior parte delle situazioni quotidiane.
Vale la pena dedicare qualche minuto in più a due impostazioni che molti trascurano. La prima sono i permessi delle app: dalla scheda di ogni app puoi decidere se può accedere a fotocamera, microfono, contatti e posizione, ed è qui che si fa la differenza tra un gioco innocuo e un gioco che raccoglie dati. La seconda è il report delle attività: Family Link ti mostra quali app tuo figlio usa di più e per quanto tempo. Non è un registro di tutto quello che fa, ma è abbastanza per accorgerti se un’app sta prendendo troppo spazio nelle sue giornate, e per parlarne con lui prima che diventi un’abitudine.
Un consiglio pratico sulla configurazione iniziale: non impostare tutto al massimo del rigore il primo giorno. Un telefono che si blocca a ogni passo spinge il ragazzo a cercare subito la via di fuga. Meglio partire da limiti ragionevoli, spiegati, e stringere dove serve. Il controllo che dura è quello condiviso, non quello imposto di nascosto.
Cosa NON blocca: i limiti da conoscere
Qui sta la parte che le guide dei siti-fotocopia non ti raccontano. Family Link ha falle reali, e alcune sono importanti.
Il browser e le app aggirano i filtri. I filtri sui contenuti coprono bene Chrome e la Ricerca Google, ma se tuo figlio usa un altro browser, o apre un link dentro un’altra app (il mini-browser integrato in molte app apre qualsiasi sito), il filtro può non applicarsi. YouTube è il caso classico: puoi impostare YouTube Kids, ma i video di YouTube continuano ad apparire dentro il browser e dentro altre app.
L’account scolastico è la falla più grossa. Molte scuole italiane forniscono un account Google Workspace for Education. Quell’account non può essere supervisionato da Family Link. Peggio: se viene aggiunto come account secondario sul dispositivo, su alcuni sistemi il ragazzo può passare a quell’account e scaricare app o navigare fuori dalle regole del suo account personale supervisionato. Se tuo figlio ha un account scolastico, verifica sempre come si comporta sul suo dispositivo: è il primo posto dove un ragazzo sveglio cerca la via di fuga.
I trucchi di aggiramento esistono e circolano. Su alcune versioni Android il menu Accessibilità, la cartella sicura di Samsung (Secure Folder) o strumenti da collegamento USB permettono di eludere i limiti. Non servono competenze da hacker: bastano un video su YouTube e dieci minuti. Family Link alza l’asticella, non costruisce un muro.
A 13 anni il controllo passa a lui. Quando tuo figlio raggiunge i 13 anni può scegliere di rimuovere la supervisione. Ricevi una notifica, ma non puoi impedirlo. È un limite di progettazione, non un difetto: da quell’età la legge lo considera titolare del proprio account.
Non supervisiona iPhone né la maggior parte dei PC. Se in casa girano un iPad o un portatile non Chromebook, Family Link non li vede.
Detto in modo diretto: Family Link è una buona rete, non una gabbia. Funziona meglio come base per una conversazione con tuo figlio che come sostituto di quella conversazione.
Un’ultima cautela riguarda la posizione. La localizzazione mostra dove si trova il dispositivo, non tuo figlio: se lascia il telefono a casa, o a un amico, la mappa ti racconta una cosa che non è vera. È uno strumento di comodità per il quotidiano, non un sistema di sorveglianza affidabile, ed è meglio che tuo figlio sappia che lo usi, invece di scoprirlo. La fiducia dichiarata regge più a lungo del controllo scoperto.
Quando allentare, e cosa succede a 13 anni
Family Link non è un interruttore acceso o spento: è una manopola che si gira col tempo. Man mano che tuo figlio cresce e dimostra di sapersi regolare, ha senso allargare i limiti — più tempo, più app senza approvazione, il filtro dei contenuti su un livello più aperto. Toglierli tutti insieme il giorno del tredicesimo compleanno è un salto brusco; allentarli poco per volta è un allenamento.
A 13 anni, comunque, la scelta passa formalmente a lui: può rimuovere la supervisione dal proprio account. Se lo fa, tu ricevi una email e il gruppo famiglia resta, ma perdi i controlli. Non è una sconfitta, è il modo in cui il sistema è pensato. La cosa più utile che puoi fare nei mesi precedenti è arrivarci avendo già spostato il peso dal controllo tecnico alle regole condivise, così che quel giorno cambi poco nella pratica.
Gemini, l’intelligenza artificiale e gli under 13
C’è un capitolo che merita attenzione a sé, perché è nuovo e cambia in fretta: l’intelligenza artificiale di Google, Gemini.
Gemini è integrato sempre più a fondo in Android. Google ha creato un percorso specifico per gli account supervisionati: dai Controlli di Family Link puoi attivare o disattivare l’accesso di tuo figlio alle app Gemini. Quando lo attiva la prima volta, ricevi una email di notifica.
Per i minori Google applica alcune protezioni di base: chi ha meno di 18 anni non può generare immagini, filtri aggiuntivi cercano di impedire che Gemini si finga una persona o giochi ruoli dannosi, e “Hey Google” con Voice Match non è disponibile sotto i 13 anni. Ma Google stesso avverte che i filtri non sono perfetti e che la tua visibilità su come tuo figlio usa Gemini, oltre quella prima notifica, è limitata. Non hai un registro delle conversazioni.
Il punto più importante per te, che leggi dall’Italia: le app Gemini per gli account supervisionati non sono disponibili nello Spazio Economico Europeo, quindi nemmeno in Italia. Oggi, per un account supervisionato italiano, questa funzione non c’è. Ma le disponibilità cambiano di continuo e la direzione è chiara: l’IA arriverà anche sui dispositivi dei bambini. Vale la pena capire da ora come pensi di gestirla.
Se ti stai chiedendo se e come lasciare che tuo figlio parli con un’intelligenza artificiale, abbiamo scritto guide dedicate: quali sono le migliori intelligenze artificiali per bambini, se Gemini è sicuro per i bambini e cosa fare quando tuo figlio parla con una IA. Sono il naturale passo successivo: Family Link decide se il dispositivo accede all’IA, ma sei tu a decidere come accompagnare tuo figlio quando ci parla.
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